Scusi, signor Sindaco: ma Lei che voleva dire?
Il Sindaco di Acicastello, che non a caso milita nel partito del Cavaliere, ama la comunicazione. Accade così che, un giorno sì e l’altro anche, prende di petto un argomento dell’attualità comunale e lo illustra ai corrispondenti locali dei giornali. E questi ultimi, diligentemente, l’indomani lo pubblicano, spesso con l’accompagnamento di una fotografia, che generalmente è di dimensioni minute meritevoli di un microscopio ma che sulla pagina del giornale ha l’effetto sicuro di richiamare l’attenzione visiva del lettore. Il cliché di queste corrispondenze è pressoché fisso: una frase iniziale per sintetizzare la questione (che i giornalisti chiamano con un termine inglese “lead”), ampia esposizione della medesima e “pistolotto” finale rigorosamente tra virgolette, nel quale il sindaco (e da qualche settimana con l’aggiunta del vicesindaco) illustra la bontà del provvedimento deciso in proposito o la finalità del progetto in esame. E nelle ultime settimane a queste corrispondenze pubblicate nella pagina della provincia, il Sindaco ha aggiunto qualche incursione in un’altra pagina, quella della rubrica “Lettere al Direttore” che, nel giornale di Catania, è intitolata “Lo dico alla Sicilia”. Il 23 luglio un lettore aveva criticato la sistemazione di cartelli del Comune di Acicastello che invitano i proprietari di cani a pulire le strade di quanto gli animali vanno depositando sull’asfalto dopo la loro digestione. Sul giornale di mercoledì 27 luglio il Sindaco non ha mancato dal difendere prontamente con una lunga lettera il proprio operato, ma –si sa, chi mangia fa molliche- è incappato in quello che ha tutta l’aria di un infortunio “letterario”. Per contestare la tesi del lettore secondo la quale probabilmente l’installazione dei tabelloni sarebbe finalizzata totalmente a fare cassa a favore del deficit comunale, il Sindaco difatti ha scritto testualmente “… non possiamo non condividere l’affermazione strumentale secondo la quale la stessa è finalizzata totalmente a fare cassa”. Ora il fatto è che, secondo la sintassi della lingua italiana, due negazioni così correlate assumono notoriamente la funzione opposta, cioè quella di affermare la circostanza. Così a dirla in soldoni, nella fretta di smentirlo, il Sindaco ha… dato ragione al suo contraddittore. Cosa che molto probabilmente era lontanissima dalle sue intenzioni, ma, come dire?, non sempre le ciambelle riescono col buco. Nel caso in specie, il protagonismo epistolare è incappato in quello che i cultori di aforismi giurisprudenziali chiamano “brocardi”, cioè sintetiche massime in lingua latina: in sostanza, l’avvocato Cicerone direbbe che il Sindaco, nella sua voglia di contraddittorio, “alterum dixit quam voluit”, cioè disse cosa ben diversa di quella che voleva, anzi esattamente il contrario, finendo paradossalmente con il dare ragione al suo contraddittore.
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