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© Umberto D'Arrò


Una “proposta indecente” Bruciare nel cratere dell’Etna l’immondizia di Napoli Stampa

Il gravissimo problema dei cumuli d’immondizia che da anni infestano le strade di Napoli ha generato centinaia di ipotesi, più o meno attuabili, di soluzione: la più bizzarra (o folle?) è approdata nei giorni scorsi sulla rubrica della “Posta dei lettori” del “Corriere della Sera”, dove un lettore ha proposto –sic et simpliciter- di agganciare i sacchi della immondizia di Napoli ad uno squadrone di elicotteri per farli scaricare… nel cratere dell’Etna!

La rubrica giornalistica è gestita, intelligentemente, dall’ex ambasciatore Sergio Romano che, invece di una risposta diretta alla proposta decisamente cretina, ha pubblicato il 19 maggio –con il titolo “Perché un nobile vulcano non è un inceneritore”- la lettera di un ex vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano, il più antico osservatorio vulcanologico del mondo, fondato nel 1841 dal re Ferdinando II di Borbone nel 1841.

Il solo porre una questione del genere –osserva la lettera- è il segno di una cultura che ha ormai irrimediabilmente e orrendamente dimenticato il valore simbolico di quegli straordinari elementi che sono i vulcani, cui tra l’altro si ricollegano miti fondamentali dell’Umanità”.

Non a caso –prosegue la lettera- in America i vulcani sono definiti monumenti nazionali. Chi non sarebbe preso per pazzo se proponesse di gettare immondizia davanti al quadro della Gioconda al Louvre?”

La lettera, comunque, risponde “nel merito” alla proposta facendo presente che:

  1. la spazzatura è molto meno densa del magma e quindi galleggerebbe su di esso e non ne verrebbe inglobata;

  2. i gas che si sprigionerebbero dalla combustione, che non sarebbero certo gradevoli all’olfatto, altererebbero la natura ed il valore delle specie gassose che emanano dal cratere falsando i dati del monitoraggio geochimico, rendendolo inaffidabile e con ciò pregiudicando il fine stesso della sorveglianza vulcanica.

A nostro parere, invece, bastava esprimere il rammarico che la “legge Basaglia” abbia fatto chiudere i manicomi, entro i quali meriterebbe di essere rinchiuso l’autore della “proposta indecente” di trasformare l’Etna in un immondezzaio.

 

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