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© Umberto D'Arrò


Madre dell'Etna

L'isola e i faraglioni antistanti Acitrezza non costituiscono soltanto un'attraente bellezza paesaggistica: hanno anche una grandissima importanza storica e scientifica giacché, assieme allo spuntone roccioso sul quale è costruito il castello di Aci, sono la più antica testimonianza di quell'attività vulcanica che è ora incentrata nell'Etna.
Fino ad un'epoca che gli studiosi fissano a circa 500 mila anni addietro, la montagna dell'Etna ancora non esisteva e nella zona compresa tra gli attuali Capomulini e Augusta si apriva un grandissimo golfo che rientrava verso l'interno dell'isola inoltrandosi fino alle colline sulle quali sorge ora il paese di Adrano (dove difatti sono stati trovati recentemente fossili marini).
Nel golfo c'era un vulcano sottomarino che, circa 500 mila anni fa, fece una grande eruzione innalzando la lava fin sopra il livello del mare: l'isola e gli isolotti, assieme alla rocca di Acicastello, sono appunto i resti di quella fase eruttiva. Successivamente il vulcano spostò la propria attività verso nord creando un monte, indicato dagli studiosi con il nome di Trifoglietto, che poi collassò sprofondando e lasciando come traccia la grande depressione ora conosciuta come Valle del Bove.
Dopo questi due grandi episodi parossistici l'attività vulcanica, spostando stavolta la propria direzione verso ovest, ha fatto nascere e crescere con eruzioni successive l'attuale massiccio dell'Etna che ha incorporato i resti dell'antico Trifoglietto. Gli scienziati di vulcanologia sono pervenuti alla certezza che il golfo di Acitrezza-Acicastello ha costituito sostanzialmente la prima culla dell'attuale vulcano Etna dopo aver sottoposto ad accurati studi la natura particolare delle lave che caratterizzano la rocca di Acicastello, l'isola Lachea e i faraglioni.

 La forma colonnare (o "a canne d'organo") delle rocce verticali e quella a "pillow" che si riscontrano sotto il castello di Aci e negli isolotti indicano che l'eruzione di queste lave avvenne sotto il livello del mare. E, inoltre, le argille biancastre del fondo marino, innalzate dalla lava durante quell'eruzione preistorica, in massima parte sono state erose a contatto con gli eventi atmosferici ma sono ancora visibili a "cappello" sull'isola Lachea e sul più grande dei faraglioni.

© Umberto D’Arrò
 

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