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© Umberto D'Arrò


L'isola Lachea

L'isola Lachea, nata dalla eruzione di un vulcano sottomarino, ha un'altezza massima di circa 70 metri e una circonferenza calcolata intorno ai 700 metri. Il nome, di origine grecobizantina, significa "pianeggiante".  

L'isola è attraversata da est ad ovest da un solco profondo nel quale, a circa 14 metri sul livello del mare, si notano incrostazioni calcaree perforate da molluschi marini e contenenti cocci di terracotta, a testimonianza di un sollevamento dal mare in tempi relativamente recenti.

Probabilmente, in un'epoca antichissima, fu abitata o venne usata esclusivamente come necropoli da antiche popolazioni che abitavano sulla costa: nella parte sud, infatti, vi sono tombe (che gli archeologi ritengono dell'epoca dei Siculi), alcune a forma di orcio e altre di tipo comune.

Sempre nella parte sud ci sono anche varie caverne, tra le quali la "grotta del monaco" (così chiamata forse in memoria di un eremita che sarebbe vissuto nell'isola). Alcuni decenni addietro, inoltre, vi furono trovati primordiali strumenti litici, cioè di pietre molate, e due tombe preistoriche.

Nel sec. XVIII l'isola e i faraglioni facevano parte, come Acitrezza, del feudo di Aci S. Antonio e S. Filippo appartenente alla famiglia dei principi Reggio di Campofiorito.
Alla fine dell'Ottocento l'isola era da molti decenni di proprietà della famiglia catanese dei marchesi Gravina. Il marchese Luigi Gravina -che era stato deputato alla Camera dei Deputati ininterrottamente dal 1861 al 1876, poi era stato nominato senatore nel 1876 e da quest'anno era stato prefetto prima di Bologna, poi di Napoli e successivamente di Roma e quindi di Milano- nel 1898, con un atto notarile perfezionato l'anno successivo, donò l'isola all'Università di Catania, a condizione però che l'Università vi facesse svolgere studi scientifici e sperimentali sulla fauna marina. La casetta in cima all'isola, così, ospita un piccolo museo universitario di fauna ittica.

© Umberto D’Arrò
 

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