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Lo scrittore Giovanni Verga ambientò ad Acitrezza la vicenda del suo romanzo più famoso, "I Malavoglia".

L'opera, ritenuta un grande capolavoro del "verismo", racconta le vicende di una famiglia di pescatori oppressi dalla miseria. Venne pubblicata nel 1881. Lo sviluppo della storia abbraccia un periodo di circa dieci anni a cavallo del 1870, epoca nella quale la spedizione dei Mille aveva da poco debellato il Regno dei Borboni e la Sicilia era passata sotto il dominio nazionale dei Savoia.
La barca attorno alla quale ruota il destino amaro dei protagonisti del libro, la "Provvidenza", è l'imbarcazione più celebre di tutta la letteratura italiana. La famiglia sfortunata dei Toscano e la loro "casa del nespolo" rappresentano emblematicamente una condizione sociale di sofferenza che opprime anche gli altri pescatori del paese e, in generale, il mondo dei lavoratori sfortunati e rassegnati, un mondo che Giovanni Verga guarda e raffigura con una infinita addolorata pietà. Nella visione di Verga, molto attenta alla situazione sociale dell'epoca, "I Malavoglia" era il primo volume di un ciclo letterario dedicato ai "vinti" dalla vita. L'insieme doveva comporre una sorta di "Commedia umana", un grande affresco, ad intonazione decisamente pessimistica, delle "degradazioni" umane ai vari livelli sociali, dalla miseria anche morale degli ambienti più poveri all'avidità o alla colpevole ignavia delle classi più abbienti. La seconda tappa di questo ciclo letterario fu costituita dal romanzo "Mastro don Gesualdo" (pubblicato nel 1889), ma del terzo libro, "La duchessa di Leyra", ambientato a Palermo, lo scrittore siciliano compose solo un capitolo. Gli altri libri ideati da Verga (che dovevano intitolarsi "L'onorevole Scipioni", ambientato a Roma, e "L'uomo di lusso", ambientato a Firenze) non vennero scritti. Verga, deluso per l'accoglienza momentaneamente "distaccata" della critica letteraria verso "I Malavoglia" e "Mastro don Gesualdo" (che però successivamente, nel corso del Novecento, sarebbero stati riconosciuti universalmente come grandi capolavori), negli ultimi decenni della sua vita si chiuse in uno sdegnato "silenzio produttivo". Non valse a riconciliarlo con gli ambienti letterari neppure la nomina a Senatore del Regno concessagli nel 1920 da re Vittorio Emanuele III. Lo scrittore morì a Catania, dove era nato il 2 settembre del 1840, il 27 gennaio del 1922. Acitrezza ha dedicato a Giovanni Verga la piazza principale, dove nel 1939 è stato apposto un altorilievo, dello scultore Mimmo M. Lazzaro, che raffigura alcune donne in attesa del ritorno dei pescatori dopo una tempesta (con la citazione verghiana "E quei poveretti sembravano tante anime del purgatorio..."). Nella stessa piazza, nel 1999, è stata impiantata anche una stele con un busto dello scrittore che ha reso universalmente celebre il paese di Acitrezza.
© Umberto D’Arrò
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