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© Umberto D'Arrò


I “Faraglioni illuminati”

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Sono passati quasi trent’anni da quando l’Amministrazione comunale di Acicastello ideò e realizzò un’iniziativa straordinaria, l’illuminazione notturna dei “Faraglioni”, ma il suo ricordo è ancora vivo ad Acitrezza. 

L’impegno risultò molto costoso. Fu necessario acquistare una complessa centralina elettrica di comando, i cavi sottomarini per portare l’energia elettrica dalla terraferma fino agli isolotti e potenti riflettori a tenuta stagna da sistemare nei punti strategici prescelti e poi impiantare il tutto e farlo funzionare: per una spesa complessiva di varie centinaia di milioni di lire.  

L’opera, comunque, fu portata a compimento e accadde così che, alla vigilia della festa patronale di San Giovanni, la sera del 24 giugno del 1982, ai festoni del paese si aggiunse lo spettacolo dei “Faraglioni” illuminati. 

L’effetto spettacolare risultò eccezionalmente superbo. Il mare antistante Acitrezza assunse un aspetto da favola e risultò ragionevole pensare che –sotto il profilo dell’attrattiva turistica- era stato aggiunto un altro motivo di grande richiamo alla bellezza naturale del paesaggio. 

I guai, però, non si fecero attendere.  

Era, quello degli anni ottanta, un periodo nel quale cominciavano a far sentire la loro voce gli “ambientalisti” che poi, nei successivi venticinque anni, avrebbero caratterizzato con le loro idee le scelte politiche italiane (fino a quando la loro intransigenza, spesso assolutamente eccessiva, è stata spazzata via dalle elezioni politiche del 2008 che hanno cancellato i cosiddetti “verdi” dal panorama del Parlamento italiano). 

Sull’isola Lachea, a causa dello “isolamento” rispetto alla terraferma, si è andata sviluppando nel tempo una particolare forma endemica di piccoli rettili, alla quale gli studiosi hanno dato il nome di “Podarcia sicula ciclopica”. Queste lucertole sono leggermente diverse da quelle della terraferma, ma gli scienziati non hanno potuto ancora stabilire se costituiscono una semplice “varietà” come tante altre oppure se formano una vera e propria “sottospecie endemica”. 

Fatto è che un gruppo si “ambientalisti” condusse un’accanita polemica giornalistica sostenendo che l’illuminazione notturna dei faraglioni disturbava il sonno della “lucertola ciclopica”. 

Gli ambienti politici, all’epoca, per motivi elettorali, tenevano in gran conto le tesi dei “verdi” che via via con il tempo si sarebbero spinti fino a condizionare lo sviluppo nazionale ostacolando la costruzione di autostrade, la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina e la realizzazione di centrali elettriche nucleari (per cui ora l’Italia deve comprare dalla Francia l’energia elettrica). 

La conseguenza dell’accanita campagna di stampa dei “verdi” portò ad Acitrezza allo spegnimento della luce sui faraglioni dopo appena un paio di settimane dall’inaugurazione. E i cavi sottomarini e i fari furono lasciati a marcire giacché ci si rese conto che la loro rimozione avrebbe comportato una spesa quasi analoga a quella dell’impianto.

 

© Umberto D’Arrò
 

Per alloggiare ad Acitrezza

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