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© Umberto D'Arrò


Da Catania alla gloria

Giovanni Verga nacque a Catania il 31 agosto del 1840. Finite le scuole elementari, frequentò un istituto privato dove insegnava il poeta Antonino Abate che all'epoca preparava i giovani "bene" di Catania all'istruzione universitaria. Già in questo periodo giovanile compose "Amore e Patria", un abbozzo di romanzo che chiaramente risentiva della immaturità dell'autore. Poi, a diciannove anni, cominciò a scrivere la sua vera prima opera, il romanzo storico "I Carbonari della montagna" ambientato in Calabria all'epoca del re Gioacchino Murat, che venne pubblicato in quattro dispense fra il 1861 e il '62 dall'editore Galàtola di Catania.

Si iscrisse quindi alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Catania, ma non finì gli studi: cominciò, invece, a collaborare alla redazione di alcune riviste locali.
Sempre più attratto dal mondo letterario, a 25 anni cominciò a soggiornare sempre più spesso a Firenze, che era all'epoca la capitale italiana, e dal 1869 vi si stabilì.
Nella città toscana il giovane scrittore siciliano collaborava a due riviste, "Italia contemporanea" e "Nuova Europa", ma soprattutto frequentava salotti e altri ritrovi abituali di letterati e artisti.
Il periodo fiorentino fu fondamentale per la maturità artistica di Giovanni Verga. Nel capoluogo toscano il giovane scrittore siciliano conobbe tra gli altri Francesco Dall'Ongaro (che vi insegnava letteratura drammatica), i poeti Giovanni Prati e Aleardo Aleardi (che insegnava estetica all'Accademia delle Belle arti) e lo "scapigliato" Arnaldo Fusinato. Si legò inoltre di grande amicizia con il conterraneo Luigi Capuana, collaboratore del giornale "La Nazione", che si avviava a diventare il più competente critico letterario italiano dell'epoca e che sosterrà sempre con ardore fraterno le opere di Giovanni Verga.
A Firenze Verga pubblicò dapprima (a puntate sulla rivista "Nuova Europa") un breve romanzo di trama patriottica, "Sulle lagune", ma subito dopo cominciò a dar prova di una maggior vena narrativa pubblicando, nel 1866, il romanzo "Una peccatrice" incentrato sulla passione travolgente di un giovane studente verso una "donna di lusso". L'opera che finalmente diede a Giovanni Verga una certa notorietà nazionale fu il romanzo "Storia di una capinera", pubblicato nel 1870 a puntate su un giornale milanese e l'anno successivo in volume dall’editore Alessandro Lampugnani.
La protagonista è una giovane destinata dalla matrigna a farsi monaca; tornata temporaneamente a casa durante una epidemia di colera, la ragazza si innamora di un giovane vicino, ma poi è costretta a tornare in convento. Qui viene raggiunta dalla notizia del matrimonio tra la propria sorella e il giovane vicino. In un delirio di amore e gelosia, la giovane si ammala e muore. Anche se permeata di un eccessivo pathos, che comunque era nella moda letteraria dell'epoca, l'opera fa già intravedere uno stile abbastanza sicuro.
Nel 1872 Verga lasciò Firenze (dove il trasferimento della capitale a Roma aveva spopolato i salotti letterari) e si trasferì a Milano che s'avviava a diventare il più attivo polo nazionale editoriale.
A Milano lo scrittore siciliano ebbe modo di conoscere tra gli altri i letterati Emilio Praga, Arrigo Boito e Giuseppe Giacosa e l'editore Emilio Treves (che incominciava a pubblicare un settimanale di grandissimo successo, "L'Illustrazione Italiana"). Oltre a cominciare la collaborazione alla rivista di Treves, Verga durante questa permanenza milanese si legò di amicizia fraterna con Federico De Roberto che collaborava al "Corriere della Sera" (nato a Napoli, De Roberto aveva compiuto gli studi a Catania e nella maturità sarebbe tornato a vivere nella città siciliana).
Verga iniziò la permanenza a Milano pubblicandovi nel 1873 il romanzo "Eva". La protagonista è, come in "Una peccatrice", una maliarda che s'innamora di un pittore squattrinato, ma poi lo abbandona per non condividerne la miseria. Quando trova gloria e agiatezza, il pittore tenta ma inutilmente di riconquistare l'ex amante e va a morire nel paesello natale. Nello stile, è un'opera di transizione, tra il "primo Verga" ancora impregnato di romanticismo e lo scrittore che già è sensibile al verismo. Altro romanzo verghiano dell'epoca è "Tigre reale" (1875).
Anche "Eros", pubblicato nel 1875, è ancora intessuto di motivi romantici. Racconta il triste rapporto del marchese Alberto Alberti, che anche nella maturità non abbandona gli amorazzi giovanili, con la moglie Adele: alla morte di lei, il nobilotto chiude con un colpo di pistola la propria vita inutile.
Nella produzione di questa fase soltanto una novella, "Nedda", del 1874, fa intravedere la forza stilistica che esploderà nei "Malavoglia".
Intorno al 1880 Verga raggiunge la pienezza della propria capacità espressiva: inizia il decennio nel quale è condensata la parte più valida della sua produzione.
Nel 1880 pubblica la raccolta di novelle "Vita dei campi". Abbandonati definitivamente i lacrimevoli sentimentalismi delle opere precedenti, Verga comincia a rappresentare con grande forza, con "verismo", una umanità primitiva e istintiva. La raccolta si compone di otto novelle tra le quali sono "Cavalleria rusticana", "La lupa", "Jeli il pastore", "Rosso Malpelo" e "L'amante di Gramigna".
Alle otto novelle seguì, agli inizi del 1881, la pubblicazione del romanzo "I Malavoglia".
Verga era perfettamente cosciente del valore del romanzo e riscosse il consenso entusiasta dell'amico Capuana, ma la pubblicazione passò pressoché inosservata, sul momento, sia da parte dei critici sia da parte del pubblico. Lo scrittore interpretò addirittura l'accoglienza come un "fiasco" e se ne addolorò moltissimo.
Poi, nel 1888, Verga pubblicò il romanzo "Mastro Don Gesualdo", a puntate su una rivista letteraria e, dopo averlo abbondantemente riscritto, l’anno successivo in volume presso l’editore Treves.
Seguì, nel 1891, una raccolta di novelle, "I ricordi del capitano d'Arce".
Nel 1893 Verga tornò a Catania dopo aver definito la vertenza giudiziaria con l’editore Sonzogno e il musicista Mascagni per i diritti d’autore di “Cavalleria rusticana”.
Nel 1903 al Teatro “Manzoni” di Milano fu messa in scena una commedia di Verga, "Dal tuo al mio", poi trasformata in romanzo, ma senza eccessivo successo.
L’ultima sua composizione fu la novella "Una capanna e il tuo cuore" scritta nel 1919: venne pubblicata per la prima volta dalla “Illustrazione Italiana” del 12 febbraio 1922 assieme all’annunzio della morte avvenuta il 27 gennaio.

 

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