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© Umberto D'Arrò


La testimonianza di Francesco Rosi

Nel 1947, il regista Francesco Rosi (autore di capolavori cinematografici quali “Salvatore Giuliano”, “Le mani sulla città” e “Il caso Mattei”) aveva solo 25 anni e qualche modesta esperienza di regia teatrale. Visconti, al momento di incominciare ad Acitrezza le riprese de “La terra trema” lo assunse, assieme a Franco Zeffirelli (anche lui alle prime armi nel cinema) come assistente alla regia.

Ecco la sua testimonianza su quell’avventura.

“In principio, Visconti aveva intenzione di fare non uno, ma tre film; anzi, diceva, tre documentari: uno sui pescatori, uno sui contadini e uno sui minatori. Tutti e tre in Sicilia, sulla Sicilia. Tutti e tre aspetti diversi della stessa lotta di esclusi contro le avversità degli uomini e delle cose. L'intenzione di portare a termine gli episodi della trilogia sul mare, sulla terra e sulla miniera di zolfo effettivamente c'era in Visconti; ma quello che io credo sicuramente prima di tutto desiderasse era fare un film da ‘I Malavoglia’ di Verga. E siccome il tema di quel romanzo coincideva con quello che sarebbe stato l'episodio del mare nella trilogia, parte comunque, nel 1947, per girare un documentario sui pescatori, ad Acitrezza, paese di 'Ntoni e dei vinti di Giovanni Verga”.

“I soldi .prosegue Rosi- erano pochi, pochissimi...??. ..Quindi la composizione della troupe era quella per un documentario. Non c'erano scenografo, costumista, arre-datore, script, aiuti ed assistenti dei vari reparti. Non c'erano segretarie e segretari. Non c'erano gru, né dolly, ma una ‘Debrie 300’ e pochi metri di carrello...??...Non c'era sceneggiatura, quindi non c'era piano di lavorazione e neppure preventivo. In più, dei pochissimi elementi che componevano la troupe, per lo meno un terzo non aveva mai fatto cinema: il direttore della fotografia, gli aiuti-registi, l'ispettore di produzione... ‘La Terra trema’ fu un'avventura. Ma non pericolosa né catastrofica. Una felice ed esaltante, anche se dura, esperienza di lavoro per chi ebbe la fortuna di parteciparvi, un'opera fondamentale per la storia del cinema...??...Gli attori furono tutti scelti tra i pescatori e la gente di Acitrezza”.

“Visconti –prosegue Rosi nella sua testimonianza- non si accontentava dell'autenticità dell'uomo della strada. Da quella gente semplice e ignara delle regole del mestiere dello spettacolo esigeva la disciplina e il dominio del mezzo che solo un attore professionista avrebbe potuto avere. Il film veniva girato in presa diretta e la recitazione era considerata non una transizione per una fase successiva, la sincronizzazione, ma il momento definitivo, immodificabile. Pretendeva, e ci riusciva, riprodurre, mitizzati già dall'atto creativo, alcuni momenti del comportamento reale di quelle persone che, quasi naturalmente, finirono poco a poco per identificarsi nei personaggi della sua finzione”.

Dice ancora Rosi: “I dialoghi li scriveva con l'aiuto degli stessi attori che gli comunicavano la maniera più vera di come avrebbero espresso nella vita quei sentimenti che egli andava loro proponendo per lo sviluppo della sua storia. Naturalmente un metodo simile presuppone poca preoccupazione del tempo: la lavorazione del film richiese sei mesi di riprese...?La troupe, come quasi sempre una troupe di cinema, era un mondo eccezionale... Visconti poteva chiedere l'impossibile, lo otteneva. Un giorno gli venne voglia di riprendere la scena con un movimento di gru. La gru non c'era, come ho detto...??... E in qualche ora di lavoro, con l'aiuto dei carpentieri costruttori di barche, fu pronta una gru di legno, una stupenda macchina leonardesca...Oggi tutto ciò appare più che normale. Ad Acitrezza, trenta anni fa, con a disposizione i mezzi per un documentario, aveva del miracoloso...”

“La gente del paese –testimonia il regista- partecipava a questa continua improvvisazione: dava una mano ai macchinisti o agli elettricisti, qualcuno cominciò ad aiutare Zeffirelli e me per i movimenti delle comparse di fondo. I pescatori, i grossisti rivenditori di pesce, i muratori, tutti si dividevano tra il loro lavoro reale, quello di scena come attore, e quello fuori scena, senza che ci fosse il minimo accenno di alienazione...??...Quando tutto era pronto, si girava il rientro delle barche dalla pesca notturna: un concentrato di movimenti dal mare, rintocchi di campana da terra, voci dalle barche annuncianti l'esito della pesca e voci di risposta dal molo, dei grossisti e dei rivenditori. Una magia che durava qualche minuto. Poi, tutto da capo. Poi, il sole si faceva più forte, la luce non era più quella giusta e allora si passava a un'altra sequenza; tra l'una e l'altra c'era un momento di pausa: il caffè e un panino nell'osteria delle ragazze Giammona, le attrici del film, che recitavano, ci servivano a tavola e tornavano a recitare...”.

 

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